Racconti e testi poetici .....

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                            Il gatto Rambo 

                                                                                                                      Il Barbone e il cane barboncino  

                                                                                                                       Il paradiso per fuffi

                                                                                                                       Storia vissuta ..

                                                                                                                      Testi poetici .....

                           

                             

                                                                                                                                

                                                                                                                                                                              

                                                                                                                           

                

 

Il Gatto " Rambo "

 

Questa è una storia vera che coinvolge simpaticamente il gatto e il cane , che ho seguito personalmente a lungo con molta attenzione . Essa risale a qualche tempo fa dopo la morte di Kim, un meraviglio cane Pastore Scozzese Collie vissuto in famiglia per circa quindici anni . Tale fu il dispiacere per la sua scomparsa che avevo giurato a me stesso di non tener mai più animali . In un giorno d’estate , una mattina qualsiasi trovai nel mio giardino un gatto tutto nero , ammalato , malconcio quasi privo di vita , rannicchiato tra degli stracci e non potei fare a meno di pensare che qualcuno l’avesse calato in giardino di proposito , passando con le braccia tra le inferiate del recinto che fiancheggia un tratto di strada .

Mi premurai di soccorrerlo con mia moglie e la sua mamma che era presente e amante dei gatti : tentammo di fare qualcosa , visto che dava deboli segni di vita chiamai il veterinario , che con il suo intervento rapido e con un paio di iniezioni di antibiotici già verso sera il gatto si destava e cominciava a guardarsi attorno. Dopo qualche giorno il veterinario passò per un controllo e vedendo che il gatto era rifocillato e si intravvedeva il suo bel aspetto , rassicura tutti noi che il gatto stava bene e valutò l’età del gatto in circa due anni . Come sappiamo bene il gatto è autonomo e ama la libertà e il nostro micio se ne andava passando da un giardino all’altro e credevamo di non vederlo più pensando fosse tornato da dove veniva , ma probabilmente era un gatto "randagio" nessuno lo cercava , lo reclamava per cui ritornava da noi.

 

Quindi il gatto trovandosi bene si stabilì in casa nostra rimanendo da noi e noi lo " battezzammo"con il nome di "Rambo". Di sovente stava nel giardino , libero di entrare per casa e nell’autorimessa e anche di uscire e andare girovagare quando lo voleva , tanto è vero che ho provveduto a realizzargli un passaggio per l’esterno proporzionato alle sue dimensioni , in un angolo alla base del cancello del passaggio carrabile , per non fargli saltare l’altezza del recinto , anche se ci riusciva benissimo. Il gatto era pulito e si teneva tale , in casa non ha mai sporcato , anzi , le sue necessità fisiologiche le annunciava , miagolando o avvicinandosi alla porta grattando . Se fosse rimasto in casa di notte a sonnecchiare nella sua cestina di vimini e succedeva di rado raggiungeva la mia camera e alla sponda del mio letto con le zampine tirava le lenzuola per svegliarmi ; se il mio sonno era profondo e non lo sentivo , passava nella sponda opposta del letto e tirava le lenzuola di mia moglie , affinchè qualcuno si svegliasse per aprirgli la porta e farlo uscire .

Di quando in quando , Rambo spariva per qualche giorno , specialmente nei periodi degli amori , ci sono molte case con giardini dove abito , ma la strada che divide la zona è pericolosa , specialmente per i gatti , in fatti molto spesso qualche gatto viene schiacciato dalle ruote delle auto incuranti e frettolose , lasciando nell’asfalto una creatura ormai inerte . Naturalmente mi sorpresi preoccupato per Rambo che anche a lui potesse capitare questa sorte , quindi quando ritardava mi prendeva una specie di ansia . Quando appariva e lo sapevo in giardino o in casa ero tranquillo . Noi della famiglia capimmo di essere affezionati e di essere contenti del gatto , anche se probabilmente è vissuto nella strada. Di notte , spesso voleva uscire , invece di giorno o era in casa oppure in giardino a sonnecchiare di sovente , specialmente quando un raggio di sole lo riscaldava . Sembrava che sapesse prevenire il passaggio dell’auto , prima di attraversare la strada si fermava e osservava . Sicuramente mi resi conto di una cosa : pur non trascurando l’aspetto caratteristico del gatto rispetto al cane, mi ci ero sicuramente affezionato , ragione per cui pensavo alla possibilità di prendere un cane in famiglia , ricordandomi di Kim , il cane amico a quattro zampe che per l’arco di tutta la sua vita era stato considerato un componente della famiglia .

 

 

 

Decidemmo e acquistammo un cucciolo di cane di tre mesi ,un pastore Belga Groenendael dal manto nero che rubava tutto il mio interesse . Portato a casa , lo lasciammo libero in giardino e in autorimessa per poter familiarizzare con il nuovo ambiente e anche con il gatto , girava incuriosito in lungo in largo e io lo controllavo e lo seguivo con lo sguardo . Il cucciolo che più tardi risponderà al nome di "Omar ", in quel momento vide Rambo che sonnecchiava in una cestina di vimini in giardino , si mise a corrergli in contro come poteva per la sua età , felice verso il gatto , forse vedendo in lui un probabile compagno di giochi , invece il gatto con soffi minacciosi tenne a bada il cucciolo che si fermò e il gatto con uno scatto felino ,scappò e si arrampicò tra i rami di un albero e lì si appollaiò e rimase per lungo tempo seguendo dall’alto le mosse del cucciolo che ,con i suoi innocenti abbai , sembrava lo invitasse a scendere dall’albero per giocare . Nei giorni successivi mi davo da fare e insistevo per avvicinare i due animali e grazie al gioco si possono imparare le buone abitudini da prendere nella vita , quindi tenendo il cucciolo tra le mani lo portavo vicino al gatto . Da prima il gatto se ne andava poi non più rapidamente , si annusavano a vicenda senza che nulla succedesse . Capivo che iniziava un rapporto di accettazione fra il cane e il gatto . Pensavo , se il cucciolo si diverte a giocare con me , deve imparare a divertirsi giocando con il gatto .

Sicuramente gli atteggiamenti del cucciolo erano simpatici e provocatori , ma il gatto non lo sdegnava il cucciolo , se non quando si avvicinava un po’ troppo e lo manteneva a distanza con qualche zampata , senza mai graffiarlo e il cucciolo si allontanava . I mesi trascorrevano e il cucciolo cresceva e io con i miei interventi di "Training" gli impartivo l’educazione di base per un buon rapporto di obbedienza , quindi un metodo di educazione a grandi linee per cui non mancai di insegnargli a rispettare il gatto , però quando si vedevano in giardino lo rincorreva per voler giocare . La cuccia di Omar si trovava sotto ad un vecchio tavolo nell’ autorimessa , di giorno lasciavo la porta comunicante con il giardino sempre aperta e mi accorsi che anche Rambo forse seguendo il cane aveva trovato il suo giaciglio sopra al tavolo , vicino ad una finestrella che lasciavo aperta di notte e il gatto usciva e entrava anche da questa quando chiudevo di sera la porta dell’autorimessa , il cane e il gatto si trovavano in una condizione simpatica così vicini e in qualche modo potevano comunicare senza scomodarsi !

( Io penso , che soprattutto per gli animali domestici , come il cane e il gatto più vicini all’uomo, che anche per loro la conoscenza , sia pure in termini generali ,di effetti , di stimoli elaborati dalla indole , permette loro un modello interpretativo adeguato alle loro necessità , per cui il loro rapporto di convivenza , come si vuol dire: " andavano d’amore d’accordo ", però a me sembra che questo connubio fra i due animali , si fonda in un reciproco rispetto in un’intesa meravigliosa senza lacune .)

Di tanto in tanto mi capitava di vedere in giro per i giardini di altre proprietà il mio gatto Rambo , seguito da una gattina , più minuta e tutta nera come lui . Mi stupiva di vederli spesso assieme pensando alla gattina che non avevo mai vista in giro prima , probabilmente sarà stata da qualcuno abbandonata .Un giorno nel giardino confinante con il mio , diviso solo dalla rete metallica , vidi Rambo assieme alla gattina nera , quando Rambo mi vide si avvicinò alla rete seguito dalla gattina , con un miagolio al quanto strano ,un miagolio sommesso , poi anche la gattina cominciò a miagolare timidamente , a questo punto si avvicinò Omar non più cucciolo ma tranquillo , la gattina inquieta accennava per paura di andarsene, ma poi ci ripensò e rimase vicino a Rambo rimasto immobile si annusarono cane e gatti senza minacce , e finisce qui questo aneddoto .

 

Da una finestra di casa potevo vedere il passaggio che avevo fatto per il gatto ,sul cancello del passo carrabile e un giorno fui attratto dal comportamento dei due oramai amici . Quando il gatto Rambo usava il passaggio per uscire , Omar lo seguiva e naturalmente si fermava al passaggio e continuava a seguirlo con lo sguardo finché si dileguava tra i giardini di fronte alla strada , e Omar ritornava sui suoi passi silenzioso , forse dispiaciuto per non essere potuto andare con Rambo . Ma quello che mi stupì ulteriormente e che in più occasioni potei osservare , era che Omar per qualche ragione, andava lì col muso sul passaggio ad attendere , sapendo che da li a poco Rambo sarebbe rientrato e così succedeva spesso , come lo potesse intuire non lo so , poi all’incontro si annusavano frettolosamente , qualche miagolio , lo scodinzolare della coda di Omar e poi ognuno andava nelle rispettive cucce , forte dei propri confini anche quelli invisibili stabiliti dalla loro intesa .

Il Gatto Rambo era fuori di casa da qualche giorno , ne in giardino né in giro non si faceva vedere , non credo che Omar soffrisse per l’assenza periodica di Rambo , ma sul tardo pomeriggio di quel giorno , verso l’imbrunire Omar , improvvisamente tutto eccitato si presentò con il muso un po’ fuori dal passaggio , annusava e sentiva Rambo con la gattina che esitavano ad entrare .Sembrava che i miagolii di Rambo volessero dire: " lasciami passare" ,Omar si spostò e Rambo entrò adagio con una certa cautela mai usata prima ,miagolando e girando la testa invitava la gattina impaurita ad entrare e con molta esitazione con qualche incertezza entrò per il passaggio molto adagio pure la gattina e molto adagio passò quasi sotto le zampe di Omar e tutto avveniva sotto il suo sguardo forse stupito , era immobile e scodinzolava in tanto in tanto la coda . Così anche la gattina quando voleva venire in giardino usava il passaggio e l’incontro era sicuro con Rambo e Omar , senza che mai succedesse nulla di spiacevole .

 

A questo punto si conclude la storia di Rambo il Gatto intelligente . Potrei dire : vissero felici e contenti , ma la storia della vita sia quella dell’uomo o quella degli animali a un certo punto si ferma , poichè la vita e la morte percorrono il medesimo binario , la vita cessa con la morte dell’essere . La gattina veniva sempre più di rado nel mio giardino a cercare Rambo , e Rambo invece era assente sempre di più , stava fuori casa a lungo e , ad un certo punto pensavamo che fosse stato in vestito da qualche auto , invece ritornò con la sua aria sorniona e riservata e per qualche giorno rimase nella sua cuccia , visitato e annusato di tanto in tanto da Omar.

 

 

Capimmo che il gatto stava male , in pochi giorni che non mangiava era incredibilmente dimagrito da non sapere come tenerlo , barcollava non riusciva a stare in piedi , in fretta lo portai dal veterinario che si premuro di fargli una iniezione per farlo vivere qualche giorno ancora forse qualche ora . Tornai a casa riposi Rambo nella sua cuccia nell’autorimessa e la tolsi da sopra il vecchio tavolo appoggiandola per terra , pensando fosse più comodo per evidenti necessità . Dopo essermi assicurato che il gatto fosse tranquillo ,mi assentai per circa cinque minuti , quando tornai il gatto non c’era più : pur camminando a stento si era alzato ed era uscito per il passaggio ,attraversò la strada , saltò le basi del ricinto dei giardini e scomparve . Sicuramente in quelle condizioni non poteva sopravvivere . Per giorni lo cercammo per i giardini , per le strade vicine , chiedevamo ai conoscenti e ai vicini se l’avessero visto , nessuno sapeva darci notizie nemmeno della gattina nera che non si è più vista in giro , nessuna traccia nè di Rambo né della gattina , io e la mia famiglia rimanemmo dispiaciuti e addolorati .

Quando la natura mi avvolge nel suo mistero mi sento molto vulnerabile , perché la sua realtà è impenetrabile , ma spesso mi conforta poiché essa si rivela con storie e aneddoti fra gli animali invidiabili per la civiltà dell’uomo che purtroppo sempre più spesso è indifferente ad un generoso rapporto fra l’uomo e l’animale .

 

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Giorgio Penzo 

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Il Barbone e il cane barboncino 

 

Il “ Barbone “ e il cane barboncino .

 

 

          Il cane già dalla sua prima presenza sulla terra, ha cercato di associarsi all’uomo e con il passare del tempo ha assunto un ruolo sempre più aderente a diverse attività utili dell’uomo  moderno . Questa semplice storia naturalmente non parla del ricco panorama di razze canine esistenti oggi , ma di un incontro davvero sensibile  tra un cagnolino più meticcio che barboncino randagio e un uomo , non più tanto giovane dall’aspetto trasandato , il tipico vagabondo senza dimora , in somma un barbone  come quelli che spesso si incontrano nei pressi delle stazioni ferroviarie di città . Tutto confermava lo stato miserevole e di abbandono di questi due esseri , succubi di molte angherie subite per strada , da individui intolleranti per i  cani randagi e gli accattoni .

          Proprio per la desolante condizione ai margini della sopravvivenza  , l’uomo e il cane incontravano molte difficoltà nell’avvicinarsi fra di loro,  per cui non si guadavano di buon occhio , essendo  quasi “concorrenti” nella ricerca di un tozzo di pane .

Certo che i due soggetti in questioni non se la passavano bene , vagando di giorno e di sera attorno ai ristoranti  dove sapevano di trovare qualcosa da raccogliere  dai bidoni dei rifiuti posti all’esterno nel retro  delle cucine . Sicuramente il cane aveva la peggio , veniva cacciato  via in malo modo .                                                                                                  

 

          Purtroppo nelle periferie delle grandi città , nei meandri dei vicoli e delle stradine sovente si incontrano di sera  personaggi del genere : barboni , mendicanti , che cercano di rimediare qualcosa da mangiare  , chi cerca di ripararsi per la notte fra i cartoni  e chi dice di essere lasciato in pace : disteso in un angolo di strada tra cartoni e rifiuti , sussurrando con un fil di voce : “lasciatemi morire in silenzio “.E in queste periferie non mancano i cani abbandonati ,  randagi e spesso feriti e se qualche volta riescono a non essere investiti dalle auto in transito sono fortunati , poi  fuggono e si dileguano nelle campagne vicine .

 

          Per approfondire la storia  di questo rapporto , l’uomo lo chiameremo Baldo e il Barboncino  Bianco  proprio per il suo manto riccio lo chiameremo Riccio . Baldo non tollerava il cane ,  e il cane lo capiva , ma suo malgrado lo seguiva a debita distanza , sapendo che prima o poi dalle mani di Baldo che rovistava tra i rifiuti  delle cucine nei bidoni ,sarebbe caduto qualche bocconcino anche per lui . Il rifugio di Baldo era un rudere di una roulotte abbandonata in un campo incolto, quasi una discarica subito fuori dell’abitato , comunque seminascosta dai muri  dei giardini di due palazzine , e quando Riccio si avvicinava un pò troppo al rifugio di Baldo , veniva cacciato , allontanato di brutto , bersagliato  di grida e di oggetti  stracci e da qualche sasso . Poco distante anche Riccio il Barboncino , aveva trovato un riparo tra un cespuglio verde e sapeva aspettare rimanendo nascosto .

 

         Baldo , generalmente girovagava di notte ma anche di giorno chiedeva l’elemosina , nel mercato e nel centro abitato in zone affollate di pedoni . Riusciva sempre a recuperare qualche soldino che gli permetteva di tanto in tanto di provvedere ad alimenti sani ,e con i mezzi di fortuna che aveva recuperato in giro , come un fornello e una bombola a metano sistemati nella roulotte , si cucinava gli alimenti e realizzava qualche pietanza insospettabile . Naturalmente  con questi odorini  Riccio , faceva notare la sua presenza con mugolii e sommessi abbai , Baldo lo sentiva , non perché si fosse impietosito ma piuttosto infastidito ,un giorno  riempì un contenitore di ben di dio , e lo posò li fuori un pò distante dalla roulotte , quindi anche Riccio dopo tanto tempo fece una scorpacciata .

 

         Il barbone Baldo , mesto e impigrito andava girovagando come è di solito in cerca di qualcosa  utile  per lui . In un certo momento ricordò il barboncino  che da qualche giorno non si faceva  vedere  e nemmeno si sentiva seguito dal cane . Continuando il suo girovagare si  intrattenne nel mercato rionale , si guardò attorno osservava altri cani randagi , ma pensando a Riccio si stupì di non intravederlo . Prosegui senza pensarci più di tanto . Si imbatte in un gruppo di persone concitate che dicevano : ci sono gli accappia cani , e un fuggi fuggi di cani  che sembrava percepissero il pericolo  . Nel frattempo sei cani erano stati catturati . E sì perchè il mercato  attirava anche i cani randagi  alla ricerca di un boccone ,inconsapevoli di tutti i problemi che possono dare . E come quasi sempre molte persone presenti  erano favorevoli alla cattura dei cani , altre invece erano indispettite per le strategie usate .

 

         Baldo , come altre persone si avvicinò al furgone comunale dove i cani erano prigionieri in gabbie , e incuriosito considerando che non era cosa da tutti i giorni , si avvicino sempre di più al furgone  e con sorpresa vide il barboncino Riccio  rannicchiato disperato che  guaiva dentro la gabbia , come gli altri cani dal resto .  L’ufficiale comunale , nelle sue funzioni di accalappiacani  si rivolgeva alla gente , alle persone presenti , chiedendo se ci fosse il proprietario di qualche cane catturato . I cani catturati non sono di nessuno , erano randagi , quindi a nessuno interessava  la loro sorte .

 

         Un signore distinto  il titolare di un noto ristorante del luogo , si rivolse a Baldo e gli disse : Ma quel barboncino bianco non è il tuo? Lo vedo sempre con te ! Baldo un po’ indifferente rispose  , che il cane lo seguiva come un’ombra  ma non era suo . L’ufficiale comunale  assistendo al commento , dei due , stilava il verbale della contravvenzione  malgrado la presenza pietosa di  Baldo  dicendogli : se voleva recuperare il suo cane  dovrebbe dovuto  pagare la contravvenzione, entro trenta giorni , e poi avrebbe dovuto tenerlo a guinzaglio , per tanto sarebbe rimasto in custodia nel canile comunale  e poi …

 

         Il povero Baldo ritornò nei suoi passi più mesto di prima  e sconvolto per aver visto Riccio prigioniero senza speranza , non pensava che il fatto lo toccasse tanto . Si ritirò nel suo rifugio in preda ad un solo pensiero :  maturava l’idea  di come fare  per pagare la contravvenzione  e  liberare il cane . Allora si diede da fare incessantemente  nel recuperare cartoni e stracci , ferro , metalli in genere  , insomma tutto quello da cui poteva ricavare qualche soldino . Impegnato in questo progetto , il tempo scorreva senza accorgersene , mancavano ancora pochi giorni e si avvicinava la scadenza   del trentesimo giorno . Baldo intuiva che non avrebbe raggiunto l’ammontare della somma  , e si preoccupava molto per la sorte del barboncino . Non sapeva più cosa fare , per cui decise di recarsi al ristorante il cui titolare aveva indicato Baldo come proprietario del cane all’ufficiale comunale  .

 

         Dopo qualche esitazione si presentò e fu ricevuto dal padrone del ristorante ,nel retro del  l‘anti cucina  dove qualche volta gli veniva offerto un piatto di minestra da portarsi via . Il titolare lo ascoltava , ma Baldo cosa poteva offrire in quella condizione , soltanto la sua disponibilità per i lavori più umili in cambio di qualche euro . Il ristoratore colpito dall’accorata spiegazione e capendo la motivazione di Baldo , lo assunse per una settimana di “lavoro”, tutte le sere  avrebbe dovuto mettere ordine nel magazzino ,  fare il cambio dei bidoni dei rifiuti e guardare le  macchine dei clienti , a una condizione , rivolgendosi a Baldo :” che tu ti ripulisca , ti rada  e ti presenti con indumenti più decenti” .

 

         Baldo non se lo fece ripetere . In qualche angolo della roulotte  teneva curati ma smessi degli abiti  , recuperò dei pantaloni , una camicia e una giacca , quindi il giorno stabilito si presentò  e iniziò il suo lavoro, naturalmente l’aspetto era totalmente diverso tono che  sembrava un’altra persona . Trascorsa la settimana di lavoro , Baldo percepì un bel gruzzoletto di euro quale compenso del lavoro svolto , che superava di molto la somma della contravvenzione . Il giorno seguente si precipitò al canile municipale con la somma precisa ,così recuperò il barboncino mal conciato e avvilito .Ma quando Riccio fu liberato dalla gabbia scondizolava e guaiva a festa verso Baldo, pareva che sapesse che era per merito suo la guadagnata libertà . Collare e guinzaglio , Baldo si portò appresso il cane con grande raccomandazione  da parte dell’ufficio comunale .

 

         Giunto alla sua roulotte con il cane ,malgrado si sentisse soddisfatto di aver risolto il problema del cane , non si sentiva di tenere con sè il cane per tutto quello che comportava: accudirlo  e altro quando lui stesso riusciva a malapena  a sopravvivere alla sua condizione . Decise di liberare Riccio e di lasciarlo andare , anzi fu costretto fare una sfuriata per farlo scappare . Riccio si allontanò e   se ne andò a spaziare nelle campagne e nei vicoli della città  come sempre . Baldo continuò la sua miserevole  vita  da barbone , alla sera fra le luci e le ombre intravedeva  in tanto in tanto la sagoma di Riccio bianco  che sicuramente, nascondendosi , lo seguiva .

 

         Da qualche giorno Baldo non si vedeva in giro ,chiuso nella sua roulotte tra cartoni e stracci era assopito dalla febbre e da influenza , stava male . Proprio in quella sera a notte fonda   quattro balordi individui presero di mira la roulotte , forse per divertirsi o per altri motivi  ai danni dell’ignaro  “barbone “, silenziosamente accesero un falò vicino alla roulotte così vicino che le fiamme cominciavano a raggiungere la roulotte . I quattro balordi forse spaventati per l’avanzare  rapido del fuoco se la dettero a gambe scappando dopo il misfatto . Ma nel cespuglio verde vicino dove Riccio andava a nascondersi e accorgendosi del divampare del fuoco e  comprendeva che Baldo sarebbe stato in pericolo , di corsa si precipitò verso la roulotte incurante delle  fiamme  si mise a grattare in fretta la porta della roulotte , abbaiando ripetutamente con quanto fiato avesse , Baldo si svegliò dal suo assopimento per lo schiamazzo  del cane  e rendendosi conto di cosa succedeva  uscì in tutta fretta  chiedendo aiuto ai vicini . Qualche vicino impietosito e timoroso che il  fuoco  potesse raggiungere la sua  proprietà , contribuì ad  aiutare il barbone spegnerlo .

 

         Quello che rimaneva  della roulotte , per fortuna non era tutto distrutto e Baldo pensava che  poteva continuare ad usarla come prima  sistemandola con qualche piccola riparazione . Preso dai pensieri lo sguardo  di Baldo si posò sul barboncino  che a sua volta lo guardava intensamente e scodinzolava li vicino a lui , come per dire “sono felice di averti aiutato “. Baldo capendo la fortuna di avere un cane amico , si sedette su una specie di seggiola e prese Riccio fra le braccia  e lo coccolò all’infinito intensamente  contraccambiato dall’atteggiamento festoso del cane , promettendo al cane e a se stesso che non si sarebbero mai più divisi . E da quel giorno si istaurò un ottimo rapporto tra il Barbone e il cane Barboncino Riccio .

 

         Questa povera  ma lieta storia vissuta ai margini della società moderna , ci porta alla memoria come nacque il primordiale rapporto fra l’uomo ed il cane . “ Quando l’uomo primitivo e il cane vivevano in natura allo stato brado , si combattevano  per la grande difficoltà di procacciarsi il cibo e poi quando il cane capì che vivendo vicino ai vivacchi o ai rifugi dell’uomo , qualche pezzo di carne rimediava in tanto in tanto , allora  il cane smise di combattere l’uomo e cominciò ad accostarsi  a lui  a poco a poco  e col tempo si stabilì un sentimento suggerito da una situazione  di fondo , vantaggiosa  per l’uomo  e per  il cane , associandosi per cacciare  assieme la preda , così nacquero il cacciatore e il cane , la forza dell’intelligenza  e l’animale assumeva un ruolo intermediario in una natura non ancora domata “.

 

 

                                                                                                    Giorgio  Penzo

 

                                                                                                                          12-01-2007  

 

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                                 Il Paradiso per  Fuffi 

 

 

      Senza dover risalire  alla creazione dell’uomo descritto alla Sacra Bibbia , che tutti conosciamo ,è risaputo che l’uomo già dall’ora è imputato per il "peccato originale ", la quale conseguenza è" castigo "che si perpetua in noi nell’irrequietezza della vita terrena . Quindi si coglie il senso del "Paradiso" : dove le anime dei defunti godranno di beatitudine . Il " Purgatorio " è riservato a coloro che devono espiare colpe commesse in vita , poi forse ci sarà il Paradiso . "L’Inferno " non c’è scampo , è luogo destinato per le pene eterne , secondo la religione cristiana , per i peccatori impenitenti della vita ultraterrena .

 

Detto questo , comunque entrando nel ragionamento filosofico e teologico della vita e della esperienza umana , da sempre in ogni epoca l’uomo a cercato di compenetrare il proprio mistero per poter dare una chiave di lettura sulla vita e sulla morte . Il fedele cattolico cristiano sa di essere in grazia di Dio , per cui attribuisce alla propria anima che , dopo la morte fisica dell’uomo , secondo il suo agire nel bene o nel male ,e per la conseguenza delle violazioni dei principi della relazione umana , si troverà in base a ciò a fronte del giudizio supremo Divino , che concederà il paradiso , o l’inferno oppure il purgatorio , ecc… ecc… credenza di fede .

Probabilmente anche gli animali sono avvolti dal loro mistero , ma non hanno la coscienza per curarsene . Pensare poi che anche gli animali vadano in" paradiso " , mi suona da slogan pubblicitario sicuramente di un bel libro , che racconta storie di cani e gatti addirittura oltre la vita!!! Può essere interessante ! Ma con ciò si vuole edificare e dare corpo ad una nuova ipotesi che , se anche rientra in uno stato possibile che sensibilizza è gratifica, a mio avviso non è probabile .Per quanto voglia essere un progetto di speranza al fine di dare conforto a chi piange i suoi piccoli amici .

Indubbiamente il titolo mi ha colpito e sensibilizzato , perché l’argomento " cani e gatti " mi interessa , soprattutto perché amo gli animali in genere , in particolare il cane . Anni indietro ero socio ordinario e sostenitore dell’Ente Nazionale protezione animali , e ancora oggi la mia intensa passione cinofila mi accompagna nella vita . A questo proposito l’amore per gli animali a quattro zampe vicini all’uomo , mi inducono ad una riflessione sul possibile "paradiso" degli animali . Per quanta simpatia e amore abbia per loro e per quanto affetto ci diano riuscendo a strapparci delle emozioni e sentimenti dal cuore , non per questo penso che vadano in "paradiso" , in quanto nemmeno l’uomo stesso che continua ad investigare sul proprio mistero , sa se per lui ci sia un meritato posto in "paradiso".

Da quando il cane affianca l’uomo nella vita sociale e nelle attività utili e sportive ,aneddoti e storie vere ce ne sono a decine da raccontare e tutte meritevoli di grande lode per il cane , non solo per l’attività sociale in cui il cane viene impiegato , ma per la dedizione al proprio padrone , spesso ha dimostrato in certe circostanze di intervenire a costo della propria vita .Comunque mi sembra esagerato voler attribuire al cane o al gatto ,comunque agli animali in genere lo stato cosciente dell’uomo . Il mondo minerale è differente dal mondo vegetale , pure dal mondo animale : quello che differenzia l’uomo dall’animale è l’Intelletto .

Anche se gli animali posseggono doti che li contraddistinguono dovute al proprio istinto naturale nella prudenza e nel raziocinio per la sopravvivenza allo stato brado, non potranno mai avere il pensiero intelligente .

Per quanto le fisiologie organica dell’uomo e del cane siano molto simili dobbiamo dissociare le due creature per la ragione che nell’uomo c’è l’elemento principe , cioè l’essenza in "Spirito Immortale ", che consente all’uomo di partecipare all’infinito mondo in quanto il suo pensiero è infinito . L’intelletto dell’uomo ha la possibilità di fare scoperte scientifiche , contribuisce al progresso della società , ecc… cose che il cane o il gatto gli animali non possono mai fare . Ecco perché non si può intendere di collocare gli animali in paradiso o in inferno , come si fa per l’uomo " buono " o "cattivo " secondo la fede cristiana . E osservando la natura e gli animali , è sempre e soltanto l’uomo che raggiunge traguardi insperati .

Il cane invece per il suo stato d’essere, appartiene ad una categoria inferiore di quella dell’uomo , e nella sua inferiorità gode di particelle spirituali molto "evolute" che però non contemplano l’unità in spirito . Venendo meno l’intelletto non può dire : " io sono ", tuttavia sa di esserci , anche se non assumerà mai la consapevolezza di essere , per cui il cane agisce e reagisce di impulso, istintivamente .

 

Nel rapporto quotidiano tra cane e "padrone " la base comportamentale è frutto di riflessi condizionati alla dipendenza , oppure di dominanza controllata dal padrone ; il comportamento del cane viene espresso in un linguaggio apparente con il suo gesticolare visivo , così si scopre che il cane nel suo repertorio comportamentale , ha un’ampia scelta di risposte che variano dalla sottomissione alla reazione istintiva . Il rapporto domestico cane e padrone uomo risale a molti secoli fa e da quando il cane si associò all’uomo , l’uomo si è adoperato al fine di ottenere utilità affetto e fedeltà dal cane , quale amico primo fra gli animali .

Invece certi sconsiderati esseri umani , agiscono e si comportano peggio di animali feroci a danno del cane .

Malgrado si ritenga che non si può attribuire agli animali l’unità dello spirito , quindi lo stato di coscienza , malgrado ciò le loro funzioni , le vibrazioni , le sensazioni che tramite la mente riescono a registrare , sono legate al mondo fisico . Questo non toglie che il cane come l’uomo soffra , il cane guaisce , prova tensione emotiva , conosce la fame , prova dolore e tristezza e , soprattutto ha paura per la sua incolumità , quindi anche se le facoltà del cane rispetto alle facoltà e l’intelletto dell’uomo sono ridotte , sono molto simili .

 

 

Per concludere vorrei dire più di quanto vorrei confessare : tempo fa piansi per la morte del mio cane ,vissuto accanto a me e in famiglia per quindici anni , senza che lui mai abbia dato problemi di aggressività , disubbidienza , ecc… e per come si è comportato per tutto il suo tempo di vita , anch’io vorrei per lui il "paradiso ", soltanto perché bastava che ci guardassimo negli occhi per capirci e sentire palpitare i nostri cuori e poi il vuoto che ha lasciato è difficile da colmare .

Con questo non voglio essere irriverente con coloro che come me hanno pianto per la morte del cane , oppure di un gatto o di altri animali , ma un pensiero doveroso va rivolto a coloro che piangono e non sanno darsi pace afflitti dal dolore per la morte di un congiunto . Anche se l’amico a quattro zampe è una creatura di Dio la sua morte appare meno crudele .

Per quanto riguarda i proprietari di cani e di gatti , porgendo tutto il mio rispetto ai volontari delle associazioni animaliste , voglio confessare che in occasione di una registrazione "metafonica " mi giunse l’abbaiare del mio cane e ho riconosciuto il suo abbaiare , sembrava provenisse dalla profondità di un pozzo , chiaramente da molto lontano e questo mi fa pensare che anch’esso si trovi in una condizione diversa , ma che il paradiso sia ben lontano .

E’ difficile dilungarsi su un argomento così poco scientifico , ma se per fede vogliamo credere che i nostri amici a quattro zampe vanno in "paradiso" nessuno ci vieta di crederlo , tanto è vero che vorrei crederci anch’io !

 

 

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Storia vissuta  

 

Aprile 2006

 

Questa è una storia di grande sensibilità , di un uomo eccezionale , il quale ha affrontato la malattia auto imponendosi delle forme terapeutiche in quell’epoca sconosciute per circa un anno e con grande convinzione ha saputo uscire da una condizione disperata , riabilitando la sua condizione fisica . Questa storia dall’interesse sociale semplice e così articolata convincerà anche i più prevenuti .

Nei primissimi anni del 1800 , in una località Austriaca in un paesino di poche case viveva una famiglia numerosa , composta dai genitore e sei figli . Il figlio Vincenzo , il più piccolo dei fratelli , sui dieci anni , sembrava fosse dotato di una componente intellettiva non indifferente considerando che la cultura generale di allora era scarsa. A casa la precaria condizione economica della famiglia , quale poteva essere quella di una famiglia numerosa , dedita all’umile e faticoso lavoro della terra che impegnava tutti i componenti della famiglia il ragazzo Vincenzo non ebbe la fortuna di frequentare regolarmente la scuola ; era più il tempo che passava conducendo gli animali al pascolo e accudendo molteplici lavori fra i quali la raccolta della legna nel bosco .

 

Un giorno in cui stava raccogliendo la legna nel bosco , gli successe di scorgere un cerbiatto vistosamente zoppicante , probabilmente ferito , che si dirigeva verso il ruscello . Vincenzo incuriosito senza farsi notare dall’animale , furtivamente nascondendosi fra un cespuglio e l’altro , gli si avvicinò più possibile per osservarlo , e con sua sorpresa quando vide che l’animale ebbe raggiunto il ruscello , immerse la zampa ferita nell’acqua per qualche minuto , poi sempre zoppicando se ne ritornò nel bosco . Il ragazzo , sorpreso e stimolato dallo spirito di osservazione di cui era dotato , fu invogliato a ritornare il giorno successivo alla stessa ora sullo stesso luogo per vedere l’animale se fosse ritornato al ruscello .

 

In effetti fu come effettivamente aveva pensato . L’animale ferito , puntualmente , ritornò al ruscello ripetendo quanto aveva fatto il giorno precedente . Il ragazzo Vincenzo , sicuro di gestire i tempi per la raccolta della legna , senza farsi notare dall’animale decise di osservarlo anche nei giorni successivi . Con sorpresa di Vincenzo ,il quinto giorno l’animale zoppicava molto meno seguitando ad immergere la zampa nell’acqua del ruscello , finchè dopo una decina di giorni , l’animale che non zoppicava più , scomparve nel bosco .

Questa esperienza dell’animale che istintivamente aveva saputo curare la zampa ferita immergendola nell’acqua, rimase impressa nella mente di Vincenzo , non cessò mai di chiedersi : invece di prendere le medicine , non ci si potrebbe curare anche noi in quel modo , considerando che l’animale ha guarito in brevissimo tempo ? Per Vincenzo ci doveva essere un mezzo che metteva in atto la dinamica della reazione dell’organismo per arrivare a tale risultato . Passò qualche anno , ma questa sua osservazione mai lo lasciava . Nel frattempo aveva imparato a leggere e a scrivere e raggiungeva il diciottesimo anno di età . Un giorno d’estate il giovane Vincenzo mentre stava lavorando a caricare il fieno sul carro trainato da un cavallo : accidentalmente il cavallo si imbizzarrì spostando il carro contro Vincenzo facendolo cadere a terra e malauguratamente una ruota gli passò sopra il torace causandogli la rottura delle coste e di conseguenza lesioni interne della colonna .

Soccorso dai famigliari , fu chiamato un medico chirurgo della vicina città , che dopo aver visitato attentamente l’infortunato Vincenzo , proferì la terrificante diagnosi : non può salvarsi , e se anche fosse successo, sarebbe rimasto invalido permanentemente e non avrebbe potuto più lavorare . Questa sentenza portò la disperazione in tutta la famiglia , ma non fece presa sul malcapitato Vincenzo , che malgrado fosse preda di strazianti dolori , ricordava l’esperienza del cerbiatto , la quale gli infondeva sicurezza e speranza .

 

Quindi decise di rinunciare all’ausilio del medico e armato di grande volontà di vivere , sempre guidato dal ricordo di come l’animale aveva guaritola sua ferita , in un immane sforzo , vincendo i dolori facendosi aiutare principalmente dalla madre come meglio potè , cercò di ricomporre le fratture come prima cosa con applicazioni di compresse fredde , cominciando con applicazioni d’acqua poi , amorosamente applicate dalla madre secondo le sue istruzioni . Osservando il digiuno comprese che ben presto si evidenziò valida tutta la pratica , in quanto dopo ogni applicazione i dolori andavano sempre più scemando e a distanza di una decina di giorni , notò i primi sintomi di miglioramento .

Fiducioso e caparbio , sempre più si convinceva che la lezione appresa anni prima con l’esperienza del cerbiatto , era l’unica cosa che doveva osservare . Dopo un anno di assidua e costante osservanza di questa pratica concorsa a dargli la piena salute : anche se il torace rimaneva un po’ deformato , potè riprendere l’abituale lavoro . E grazie a questa sua esperienza vissuta personalmente portò in auge le tematiche curative dell’acqua , trasferendo i suoi servigi a persone afflitte da problemi di salute con esiti positivi . Si dedicò allo studio per scoprire ulteriori benefici dalla possibilità delle terapie , con l’acqua . Quindi , apprezzato e contestato per i servigi di utilità sociale ottenuti , Vincenzo Priessnistz ottenne encomi dallo stesso Imperatore dell’Austria e fu insignito dalla medaglia d’oro con la fascia del valor civile .

= VINCENZO PRIESSNITZ = è il Padre DELL’IDROTERAPIA.

Storia vissuta nella periferia di una grande città , da un prestigioso uomo che ha saputo cogliere dalla natura gli elementi principe per guarire e per auto gestire la propria salute . Storia che deve essere immortalata nella mente degli uomini perché ci sono circostanze nella vita che ci obbligano a sentirci attenti osservatori e " medici" di noi stessi . L’influenza degli elementi che offre la natura , la loro forza e la loro armonia è indiscussa , disconoscere tutto ciò vuol dire soccombere prematuramente .

 

Giorgio Penzo .

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Testi Poetici


Senti la mia voce ?

Non essere confusa , ascoltami !

Non essere sconcertata , credimi ,

sono con te sempre !

Felice di sorprenderti  con

l’amore mio sostenerti .

Credimi sono qui nella gioia e

nella gioia io vivo in te!

La vita va vissuta in serenità ,

i rigori della vita terrena vanno

vissuti superando la barriera del dolore

e dello strazio .  

Morire in un attimo senza tempo ,

un’avventura che in sé , ha portato

la fine della storia mia .

Non piangere !

Non sprecare lacrime .

Qui l’inverno non c’è!

Credi nella mia voce , non è soltanto fede .

Mi hai sentito !  

Eppure mi senti ,

il dubbio non ti aiuta .

Sono tornato a te con la mia voce ,

speranza che cullerà ogni

tuo nuovo giorno .

La voce c’è , la senti  parla di me !

Rischiara la tua mente ,

troverai nella mia voce  il

il sentimento che suggellava

il nostro infinito amore .

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

                                                                 A sempre …….

Il tempo non si ferma ,

a tu per tu con la morte!

Nulla di più certo  fra tutte

le leggi della vita dalla quale non c’è risposta .

Condiziona  per paura

la vita  e la salute dell’uomo .

La morte è la negazione della speranza ,

quando giunge  

è impietosa  della vita dell’uomo .

E’ inesorabile non da nessun privilegio ,

ed  è il  mondo che se ne và .

La morte  , conseguenza  di orme lontane ,

di scelte  fatte a monte ,

alla nascita della vita .

Cosa tormenta la morte ,

 per essere così operativa ,  non si sa

da dove venga e dove vada

e non si sa perché dimora 

e affligge la vita  dell’uomo ,

e non sempre il suo operato lo svolge

all’autunno della vita .

Forse , la morte non è così come

appare ,

 e per vedere chiaro

oltre il Buio ,

essa apre una breccia 

un processo  impensabile ,un  passaggio di luce

verso la residenza dell’essenza  spirituale , operativa

come il tempo  che non si ferma mai !

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

                                                                              A sempre .

 

 

 

Il dolore  e la disperazione per la morte di un congiunto

è così tanto straziante ,

da non poter nemmeno chiedere pietà .

Comprendere la sofferenza  è impossibile .  

Pure  la luce del  nuovo giorno

fatica  risplendere .

 Dopo la notte  di dolore , di disperazione senza termine ,

la luce del giorno  è sbiadita  da un velo scuro ..

Un fremito mi  giunge , mi pervade , mi avvolge

tutto l’essere , dall’al di là  dell’orizzonte un mutuo soccorso ,

una nuova luce di speranza  , “ la voce “ , la voce

che è come musica  la quale sinfonia  vive in noi .

La nostra voce  che udite vi conforta

vi irradia  di speranza.

Noi Viviamo ,  non siate tristi ,

la voce vi giunge dall’al di là dell’infinito .

Pulite l’atmosfera dal buio del dolore , l’amore ,

la speranza e la fratellanza

qui da noi ha gran successo .

Fra le luci e le ombre della vita

vivete i colori della terra  e rispondeteci con

il cuore , pure lacerato per il dolore e

in ogni vostro pensiero ci riporta a vivere in voi  condensati nell’anima

 per amore vostro , e date vita a noi .

La serenità e la pace

dell’anima si condensi nella vostra mente

per vivere la vita  con la consapevolezza

che noi , se pur lontani vi siamo vicini.

 

 

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Giorgio  Penzo

 

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